Quando l’Amore diventa una Droga!

 

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Il mal d’amore

è un vissuto di sofferenza, talvolta anche molto intenso, che nasce da un sentimento non corrisposto o in seguito ad una relazione interrotta. Ne deriva una delusione molto profonda, uno stato di malessere TEMPORANEO che però non è patologico, ma rappresenta la naturale conseguenza della fine di una storia importante  che lascia inevitabilmente un segno.  Si tratta cioè di una fase transitoria, destinata a finire per cedere il posto ad un nuovo equilibrio interiore basato sulla serenità.

La dipendenza affettiva, invece, è come una strada a senso unico da cui il soggetto non riesce ad uscire, vi rimane silenziosamente ingabbiato, schiacciato dal suo dolore che può addirittura protrarsi per tutto l’arco della vita. A differenza del mal d’ amore è a tutti gli effetti da considerarsi patologico e non transitorio.

“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.”

“Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.”

“Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.”

Robin Norwood

Quali sono i principali comportamenti che si hanno quando si dipende dal partner?

 La scarsa autostima all’origine della dipendenza affettiva fa sì che la persona si comporti nei modi più disparati pur di venire incontro ai bisogni del partner.

Le donne dipendenti attuano comportamenti protettivi nei confronti del partner, rivestendo i ruoli di confidente, mamma, o infermiera, in base alle necessità.

La donna tende a mettere da parte i propri bisogni nel rapporto di coppia e, nelle situazioni conflittuali soffoca la rabbia, la rimuove o la dirige contro se stessa, manifestandola spesso in forma di sensi di colpa.

Dietro tutto ciò c’è sempre la paura che il partner possa abbandonarla .

L’uomo dipendente invece è più facile che mascheri il proprio bisogno di affetto proiettandolo fuori di sé, investendo gran parte delle energie nel lavoro, hobby, sport o comportandosi in maniera protettiva, talvolta fino all’eccesso della gelosia patologica.

LE  RELAZIONE DIPENDENTE: IMPARARE A RICONOSCERLA E’ UN PASSO FONDAMENTALE!

Una relazione basata sulla dipendenza è caratterizzata da un malessere psicologico di fondo, in cui si è pronti a sacrificare la propria esistenza per  difendere un sentimento malato, in cui predomina il tormento, l’annullamento di sè, il dolore e l’assenza di reciprocità affettiva.  E’ un legame molto forte, spesso a senso unico, che distrugge interiormente chi vi è coinvolto, generando disagio e infelicità.

La continua ricerca d’ amore ha tutte le caratteristiche della dipendenza da sostanze, tanto da condividerne alcuni aspetti fondamentali:

  • l’ebrezza, il piacere che si prova stando col partner (paragonabile al piacere che si prova assumendo la droga di cui non si riesce a fare a meno);
  • la tolleranza, ossia il bisogno di stare con l’altro cresce sempre di più (rapportabile all’assuefazione tipica delle tossicodipendenze in cui la dose deve essere sempre maggiore);
  • astinenza, sofferenza profonda e ansia in assenza della persona amata

 UNA PAROLA CHIAVE: LA PAURA.

La relazione dipendente, piuttosto che essere fondata su un sentimento libero e maturo di due persone che si scelgono con gioia ogni giorno, scaturisce principalmente dalla paura  dell’abbandono, della solitudine, di mostrarsi per quello che si è veramente, di vivere autonomamente con sicurezza e serenità interiore.

Paura ossessiva e fobica di perdere la persona amata, che s’alimenta a dismisura ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce. A volte basta rimanere inaspettatamente soli o non ricevere una telefonata per avere paura di un’abbandono definitivo.

Inoltre nel soggetto affetto da tale tipo di dipendenza è possibile rintracciare una sorta di ambivalenza affettiva che è riassumibile nella massima del poeta latino Ovidio: “Non posso stare nè con tè, nè senza di tè”. “Non posso stare con tè” per il dolore che si prova in seguito alle umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti e quant’altro si subisce. “Non posso stare senza di tè” perchè è indicibile la paura e l’angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata.

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