Generazione K: molto social, molto soli

Generazione K: molto social, molto soli

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Generazione K. Il mio lavoro mi permette di incontrare quotidianamente tante persone, tutte diverse tra loro, spesso accomunate dagli stessi problemi. Ho quindi la fortuna di relazionarmi con individui di ogni età, sesso, professione e con ognuno di loro, ogni giorno scopro modi diversi di affrontare situazioni simili.
Tuttavia, oltre a confrontarmi con chi sceglie di rivolgersi a me spontaneamente, venendo nel mio studio, e decidendo quindi di intraprendere un percorso personale, collaboro anche con alcune scuole, facendo interventi su varie tematiche, a seconda delle richieste.
Questo mi dà la possibilità di entrare in contatto con una generazione formata da giovani tra i 14 e i 19 anni, ormai ben distante dalla mia,  non solo in termini di età, ma soprattutto per ciò che riguarda il modo di relazionarsi con gli altri.

Ma chi sono i giovani di oggi? La generazione di ragazzi che va dai 14 ai 20 anni circa, oggi è comunemente chiamata GENERAZIONE K, chiamata così da Noreena Hertz, economista inglese, che ha scelto questo nome avendo notato che i giovani provano una grande ammirazione per Katniss Everdeen, l’eroina della trilogia cinematografica Hunger Games.

Da qui Generazione K.

Questi giovani moderni non hanno nulla in comune con i teenager e i giovani tradizionali. Invece che allegri e spensierati sono ansiosi e pessimisti.
La generazione K è caratterizzata da vari aspetti: sono la prima generazione che non ha memoria di un mondo senza tecnologia o pre-attentati dell’undici settembre, non ha conosciuto un mondo senza guerra e senza terrorismo. Sono anche quelli che, nell’età più fragile, hanno visto i loro genitori dover attraversare profonde crisi economiche,  perdere il lavoro e precipitare nella disperazione.
Giovani spaventati, preoccupati per questioni che da ragazzino non dovrebbero nemmeno sfiorarti, ossessionati dalla tecnologia e dalla connessione perenne, che alla sola idea di restare per qualche ora senza il proprio smartphone rischiano quasi di impazzire.
Ma sono anche giovani accompagnati da un profondo senso di solitudine, caratterizzati da una incapacità comunicativa anche tra simili che determina profonda angoscia.
Internet, per questi adolescenti, diventa un sostituto di figure importanti , e navigare in rete diventa spesso l’unico modo per distruggere la noia, un modo che va molto aldilà dei vecchi modelli educativi.

Questo  cambiamento socioculturale nella maggior parte dei casi , viene presentato dalla famiglia stessa come modello educativo. Il  telefono infatti, molto spesso è l’unico strumento per rimanere collegati e dirsi cose importanti.
Internet  rappresenta purtroppo un sostituto delle relazioni con i coetanei, portando a confondere personalità digitale e personalità reale, e mettendo profondamente in crisi la capacità di dirsi le cose guardandosi negli occhi.
Questo ambiente crea ansia per quello che verrà,  per il futuro, anche perché in giovane età è difficile metabolizzare situazioni così complesse.  Ma l’ansia più profonda  è sicuramente legata alla costruzione di una propria identità reale che nella maggior parte dei casi si discosta pesantemente dalla identità virtuale che si è riusciti a costruire e dietro la quale è molto più semplice nascondersi.
Punto di forza del mio lavoro è la comunicazione, a prescindere della quale il mio lavoro non potrebbe esistere.

Riscopriamo il piacere e l’emozione di comunicare guardandoci negli occhi.

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